Si presume dovrei scrivere qualcosa. Di me, della società, forse di politica, magari di qualcosa che mi interessa, come la salvaguardia del pianeta o la medicina, ma mi piacciono anche le canzoni, i cruciverba e il gossip degli attori americani. Non mi va di parlare di nessuna di queste scemenze.
Non mi piace parlare di cose che non conosco approfonditamente e per evitare di fare errori spudorati mi faccio i fatti miei.
E allora cosa ci faccio in un blog, la cui funzione è quella di discutere di qualcosa?
Chiedetelo alla mia migliore amica che si è trasferita a 563 Km da me, alla mia cugina/sorella minore che è andata più vicino, a soli 364 Km, all'amica che abita a 200 metri da me ma che non mi parla più non si sa per quale astruso motivo, chiedetelo ai compagni di corso (ebbene sì, all'università hanno accettato anche me) che si illudono di potermi guarire, ai miei genitori (fortunatamente li ho entrambi ancora in vita ed in salute) che non si accorgono di avere un genio incompreso in casa, ai vicini di casa ai quali faccio ascoltare ottima musica grazie alle potenti casse del mio pc.
Ci sono momenti della mia vita in cui mi chiudo a riccio e non mi lascio avvicinare da nessuno, e sono questi i momenti in cui vorrei espellere da me i parassiti che mi fanno crescere gli aculei ma di contro mi ritrovo a preparargli la cena e servirli e riverirli come fossero ospiti attesi, perché sono come camionisti che fanno avanti e dietro sulla stessa strada e prima o poi a quell'autogrill (quello preferito, dove gli offrono il caffè) si fermano illusi di essere per qualche minuto in un posto simile ad una casa.
Chiamatela autocommiserazione o semplicemente tristezza, io preferirei definirla depressione ciclica, si ritrova a banchettarci nel mio spirito, e si nutre di acidità e sensi di colpa, di passato (non di verdure) e di sogni, e non riesce a saziarsi mai, si autoalimenta come il fuoco con l'aria, e mentre mangia come un botriocefalo, io dimagrisco e mi ritrovo con gli stessi neuroni privati della voglia di connettersi con il mondo circostante e la pelle graffiata.
Forse in una vita precedente ero un gatto. Sarà per questo che la morte non mi spaventa, tanto di vite ne ho parecchie.
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